SOLTeorie della pratica · strumento di studio

Capitolo 3 · pp. 87–121

La comprensione pratica

Do or do not, there is no try. — Yoda

Abstract

Il capitolo affronta il problema turneriano della trasmissione omogenea (sameness) di una conoscenza tacita e invisibile tra i praticanti, tornando alla "prima generazione" della svolta prasseologica. Dopo aver distinto la sociologia della pratica dalla filosofia pratica neo-aristotelica e dalla soluzione wittgensteiniana di Schatzki, l'autore mette a confronto le due "prasseologie durkheimiane" di Pierre Bourdieu e Harold Garfinkel, ricavandone un'euristica del gioco e un approccio empirico duale alla comprensione pratica.

In sintesi

Il capitolo riprende il primo dei due problemi sollevati da Turner (come una conoscenza tacita e invisibile possa essere trasmessa in forma omogenea, la sameness, tra i praticanti) e lo affronta tornando alla cosiddetta "prima generazione" della svolta prasseologica. L'autore non intende stilare una lista definitiva di fondatori, ma estrarre i tratti comuni di un insieme di autori che pongono la pratica al centro dell'analisi socio-culturale. Un primo tratto condiviso è la reazione alle spiegazioni dell'agire centrate sul comportamento individuale, nate dalla convergenza tra economia, psicologia cognitiva e neuroscienze (di cui la nudge theory è l'esempio più celebre). Contro questi presupposti "comportamentali", la prima generazione vuole decentrare il soggetto e le sue capacità deliberative per mettere al centro l'organizzazione sociale della pratica, a partire dalla sua ripetizione ordinaria e data per scontata, indagando la logica dell'abitudine (habit) e la sua genesi sociale.

All'interno della prima generazione l'autore distingue due linee teoriche. La prima, Ortner-Giddens, definisce la pratica come routine ricorsivamente riprodotta su base quotidiana, culminando nella teoria della strutturazione di Giddens; la seconda, Bourdieu-Garfinkel, opera in senso opposto e definisce la pratica come forma rituale nel senso durkheimiano discusso nel capitolo precedente. Il nodo teorico più profondo, che orienta tutto il capitolo, è il confronto serrato tra queste due "prasseologie durkheimiane": facendole incontrare diventa possibile combinare in un unico approccio empirico gli aspetti procedurali della pratica (più cari a Bourdieu) con quelli proposizionali (più cari a Garfinkel). Questa traiettoria consente di emanciparsi dal binomio struttura/agency e di privilegiare un'euristica del gioco radicata nel concetto durkheimiano di forma di vita rituale, anziché nelle forme di vita linguistiche wittgensteiniane su cui poggia la proposta di Schatzki.

Il paragrafo 3.1 ricostruisce il passaggio dalla filosofia pratica alla sociologia della pratica. La vicenda parte dalla codificazione aristotelica delle tre forme di orientamento al mondo (theoresis, praxis, poiesis) e dei rispettivi saperi (sophia, phronesis, techne), riattivata nel Novecento dalla "tradizione aristotelica" (Heidegger, Gadamer, Arendt, Marx, Habermas). Da un lato la rilettura heideggeriana valorizza la phronesis e la componente tacita del sapere pratico; dall'altro la rilettura marxiana valorizza la praxis come attività creativa e trasformativa. L'autore sostiene però, con Volpi, che le rivalutazioni novecentesche tradiscono Aristotele, per il quale ciò che conta non è la prassi in sé ma il modo in cui le forme di attività orientano il movimento dell'essere umano (kinesis) verso la vita realizzata (eudaimonia). I primi approcci sociologici alla pratica, più fedeli al dettato aristotelico, mirano invece a ricostruire empiricamente il movimento orientato del corpo nello spazio e la sua genesi sociale, oltre a recuperare il ruolo del linguaggio trascurato dalla linea neo-aristotelica.

È a questo punto che entra in scena Schatzki, il cui progetto è tradurre nel lessico della teoria sociale le intuizioni dell'aristotelismo novecentesco abbandonando l'eredità di Heidegger e Marx per affidarsi ai giochi linguistici di Wittgenstein. L'autore mostra però i limiti di questa mossa: l'impianto di Schatzki continua a tenere separati fare e dire, i criteri organizzativi della pratica restano invisibili e in-formulabili, e soprattutto la nozione di pratica come "forma di vita" si appiattisce su una logica di ripetizione routinaria che dà per scontato l'ordine interno senza spiegare come quella forma si costituisca socialmente, lasciando fuori campo la differenziazione sociale (delegata a cornici esterne come il pragmatismo o l'ontologia connessionista). Schatzki riconduce inoltre Giddens e Bourdieu a un impianto comune (la pratica come routine), accostando troppo disinvoltamente la teoria della strutturazione, ferma al piano concettuale e ricorsivo, e l'habitus bourdieusiano, ben più legato alla tradizione durkheimiana e a un programma di ricerca empirico; entrambi confinano la dimensione discorsiva ai soli momenti di crisi. Colpisce infine l'assenza di un confronto con Garfinkel, che invece analizza la conoscenza pratica a partire dagli account osservabili prodotti dai partecipanti. Per questo conviene attingere all'eredità durkheimiana delle forme rituali di vita, mettendo al centro il corpo in movimento.

I paragrafi 3.2 e 3.3 sviluppano il confronto tra le due prasseologie durkheimiane, lette attraverso i loro interpreti Loïc Wacquant e Anne Rawls. Bourdieu (ordine istituzionale) muove dalla doppia oggettività del mondo sociale (distribuzioni materiali nei campi e classificazioni incarnate nell'habitus) e spiega la corrispondenza tra disposizioni e posizioni: il corpo è il sito della strutturazione dello spazio, e l'habitus opera come "anticipazione pratica" che, in una prasseologia retrospettiva, recupera la tardività del corpo rispetto allo spazio (il buon giocatore si piazza dove cadrà la palla). Garfinkel (ordine costitutivo) parte invece dall'indessicalità di espressioni e movimenti e dall'accountability come continua realizzazione locale della sameness, riprodotta "ogni prossima prima volta": le sue "azioni istruite" descrivono prospetticamente come, mossa dopo mossa, si fabbrichino in tempo reale le regole e la loro validità prasseologica (l'esempio del metronomo che deve "sparire"). Riportando idealmente i due autori nella stessa stanza, l'autore ricava un'euristica del gioco con tre vantaggi (nessun creatore individuale o strutturale del gioco e quindi attenzione alla playability; analisi empirica delle mosse situate; doppia lente che combina il gioco come game/ordine istituzionale e come play/ordine costitutivo). Pur con i rispettivi riduzionismi (Bourdieu subordina la pratica all'arbitrio del dominio; Garfinkel la rischia di confinare nella sola interazione locale), questo approccio duale e durkheimiano fonda una sociologia della pratica alternativa alla soluzione routinaria di Ortner e Schatzki, e prepara l'innesto della nozione di Träger nel capitolo successivo.

Struttura

Introduzione: la "prima generazione" e il problema della sameness

  • Il capitolo affronta il primo problema di Turner (1994): come una conoscenza tacita e invisibile possa essere trasmessa in forma omogenea (sameness) tra i praticanti.
  • L'autore non vuole fissare una lista di fondatori, ma estrarre i tratti comuni della "prima generazione" (Ortner, Turner, Schatzki e i loro riferimenti).
  • Tratto comune: l'opposizione alle spiegazioni dell'agire individuale prodotte dalla convergenza tra economia, psicologia cognitiva e neuroscienze (nudge theory, architettura della scelta).
  • Obiettivo condiviso: decentrare il soggetto e le sue capacità deliberative per mettere al centro l'organizzazione sociale della pratica e la sua ripetizione ordinaria; indagare la logica dell'habit e la sua genesi sociale.
  • Si distinguono due linee: Ortner-Giddens (pratica come routine ricorsiva → strutturazione) e Bourdieu-Garfinkel (pratica come forma rituale durkheimiana).

3.1 Dalla filosofia pratica alla sociologia della pratica

  • La vicenda parte dalla codificazione aristotelica (theoresis/praxis/poiesis e sophia/phronesis/techne), riattivata nel Novecento dalla "tradizione aristotelica" (Heidegger, Gadamer, Arendt, Marx, Habermas).
  • Due riletture: quella heideggeriana valorizza la phronesis (sapere tacito, comunitario); quella marxiana valorizza la praxis (attività creativa e trasformativa del mondo materiale e simbolico).
  • Con Volpi, l'autore sostiene che le rivalutazioni novecentesche tradiscono Aristotele: il filosofo greco era interessato al movimento orientato (kinesis) verso la vita realizzata (eudaimonia), non alla prassi in sé.
  • I primi approcci sociologici, più fedeli al dettato aristotelico, costruiscono modelli empirici sul movimento orientato del corpo nello spazio e sulla sua genesi sociale (Bourdieu, Garfinkel), recuperando anche il ruolo del linguaggio.
  • Schatzki traduce l'aristotelismo novecentesco nel lessico sociale affidandosi a Wittgenstein, ma il suo impianto tiene separati fare e dire, lascia invisibili i criteri organizzativi e riduce la pratica a ripetizione routinaria, lasciando fuori la differenziazione sociale.

3.2.1 La pratica e i suoi ordini istituzionali (Bourdieu)

  • Il mondo sociale ha una doppia oggettività: distribuzione di poteri materiali (campi) e rappresentazione simbolica incarnata nell'habitus; Bourdieu fonde Marx, Weber e l'ipotesi durkheimiana della genesi sociale degli schemi.
  • La sua "prasseologia sociale" spiega la corrispondenza tra disposizioni (habitus) e posizioni (campi); il corpo è il punto di riferimento per la strutturazione dello spazio che esso stesso (ri)produce.
  • Priorità epistemologica all'analisi dell'ordine istituzionale (seconda premessa durkheimiana, l'esteriorizzazione incorporata come doxa/capitale coercitivo) rispetto alla comprensione soggettivista, senza cadere nel determinismo.
  • La temporalità è centrale: l'"anticipazione pratica" dell'habitus recupera la tardività del corpo rispetto allo spazio; la pratica non è nel tempo ma fa il tempo.
  • Ne risulta una prasseologia retrospettiva: l'habitus, lungamente storicizzato, anticipa il movimento previsto (il buon giocatore si piazza dove cadrà la palla) e rimuove l'indeterminatezza/anomia.

3.2.2 La pratica e i suoi ordini costitutivi (Garfinkel)

  • Nelle società differenziate e secolarizzate manca il consenso forzato dei rituali religiosi: la sameness va costruita con pratiche quotidiane dotate della proprietà di auto-organizzazione tipica del rituale.
  • Garfinkel parte dall'indessicalità di espressioni e movimenti: l'indeterminatezza è una risorsa positiva, gestita tramite una messa in scena reciproca e riflessivamente auto-organizzata.
  • L'accountability è l'elemento centrale: le proprietà ordinate delle condotte sono empiricamente osservabili e reciprocamente rendicontabili, indipendentemente dalle caratteristiche personali dei partecipanti.
  • La sameness è ricostruita "ogni prossima prima volta": ogni caso è diverso ma deve restare riconoscibile come "un altro" di qualcosa (esempio dello "stare in coda").
  • Le "azioni istruite" descrivono prospetticamente come, mossa dopo mossa, si fabbrichino in tempo reale le regole e la loro "validità prasseologica"; bisogna "invertire le lenti" (esempio del metronomo che deve sparire).

3.3 L'euristica del gioco: verso un approccio duale

  • Riportando idealmente Bourdieu e Garfinkel nella stessa stanza (l'incontro tentato da Pollner), entrambi descrivono la pratica con la metafora del gioco, sostituendo ai giochi formali wittgensteiniani le forme di vita rituali durkheimiane.
  • Clausola condivisa: bisogna accettare l'appartenenza al gioco per comprenderne le regole (illusio in Bourdieu; fiducia e attese costitutive in Garfinkel).
  • Tre vantaggi dell'euristica: nessun creatore individuale o strutturale del gioco (focus sulla playability); analisi empirica delle mosse situate; doppia lente che unisce il gioco come game (ordine istituzionale) e come play (ordine costitutivo).
  • I due divergono sulla temporalità: Bourdieu adotta un metodo retrospettivo (anticipazione pratica), Garfinkel un metodo prospettico (validità prasseologica delle azioni istruite).
  • Entrambe le varianti hanno limiti (Bourdieu subordina la pratica all'arbitrio del dominio; Garfinkel la confina nell'interazione locale), ma combinate in un approccio duale ciascuna lente controlla l'altra.

3.4 Conclusioni

  • Primo: la socio-genesi della comprensione pratica è intesa su base rituale; il problema turneriano della sameness non si risolve con capacità individuali o affordance strutturali, ma come esito di processi rituali profani.
  • La definizione rituale della pratica (Bourdieu, Garfinkel) si oppone a quella routinaria (Ortner, Schatzki): questa separazione sarà un criterio chiave per distinguere la "seconda generazione".
  • Secondo: si adotta un'euristica del gioco di matrice durkheimiana (forme di vita rituali) anziché filosofico-linguistica; le domande passano da "perché" e "che cosa succede" a "che cosa sta per succedere" e "come giocheranno i partecipanti".
  • Terzo: l'analisi combina il game (ricostruzione retrospettiva dell'ordine istituzionale) e il play (descrizione prospettica dell'ordine costitutivo in tempo reale), come guidare guardando insieme lo specchietto e il parabrezza.
  • Per superare i limiti delle due varianti occorre aggiungere all'euristica del gioco la nozione di Träger, che spieghi la sameness oltre la situazione locale senza ridurla alle relazioni di dominio (capitolo successivo).

Punti chiave

  • Il capitolo affronta il primo problema di Turner: la trasmissione omogenea (sameness) di una conoscenza tacita e invisibile tra i praticanti.
  • La "prima generazione" prasseologica reagisce alle spiegazioni individualistiche e "comportamentali" di economia, psicologia cognitiva e neuroscienze (nudge theory), decentrando il soggetto a favore dell'organizzazione sociale della pratica.
  • Due linee teoriche: Ortner-Giddens (pratica come routine ricorsiva, teoria della strutturazione) e Bourdieu-Garfinkel (pratica come forma rituale durkheimiana).
  • La filosofia pratica neo-aristotelica (phronesis heideggeriana, praxis marxiana) tradisce Aristotele, per cui contava il movimento orientato (kinesis) verso l'eudaimonia, non la prassi in sé.
  • Schatzki traduce l'aristotelismo in chiave wittgensteiniana ma resta prigioniero della separazione tra fare e dire e della riduzione della pratica a ripetizione routinaria, lasciando fuori la differenziazione sociale.
  • Per Bourdieu il mondo ha una doppia oggettività (campi/habitus); la sua prasseologia sociale spiega la corrispondenza tra disposizioni e posizioni, dando priorità epistemologica all'ordine istituzionale.
  • L'"anticipazione pratica" dell'habitus è una prasseologia retrospettiva: il corpo socializzato recupera la propria tardività rispetto allo spazio e la pratica "fa" il tempo.
  • Garfinkel parte dall'indessicalità e dall'accountability: la sameness è una continua realizzazione locale, riprodotta "ogni prossima prima volta".
  • Le "azioni istruite" garfinkeliane descrivono prospetticamente la fabbricazione in tempo reale delle regole e la loro "validità prasseologica" (esempio del metronomo che deve "sparire").
  • L'euristica del gioco non presuppone alcun creatore del gioco (playability), impone l'analisi empirica delle mosse e introduce una doppia lente: game (ordine istituzionale) e play (ordine costitutivo).
  • Bourdieu è retrospettivo (anticipazione pratica, ordine istituzionale, doxa), Garfinkel è prospettico (validità prasseologica, ordine costitutivo, accountability); combinati offrono un approccio prasseologico duale.
  • Entrambe le varianti hanno limiti (subordinazione al dominio in Bourdieu; chiusura nell'interazione locale in Garfinkel) che la nozione di Träger sarà chiamata a superare nel capitolo successivo.

Glossario del capitolo

Comprensione pratica (practical understanding)

La componente tacita e invisibile dell'agire sociale che rende possibile la pratica; il capitolo ne indaga la socio-genesi rituale, distinguendola dall'interiorizzazione di schemi routinari e dalla riduzione cognitiva o individualistica.

Sameness

L'identità condivisa e omogenea che rende "sociale" una pratica e che deve essere trasmessa tra i praticanti; il problema posto da Turner, qui risolto su base rituale come continua produzione (Garfinkel) o anticipazione (Bourdieu).

Prima generazione

Il ristretto gruppo di teorici (Ortner, Turner, Schatzki e riferimenti come Giddens, Bourdieu, Garfinkel) che pone la pratica al centro dell'analisi culturale, accomunato dall'opposizione alle spiegazioni individualistiche e comportamentali dell'agire.

Filosofia pratica (tradizione aristotelica)

La vicenda filosofica che, da Aristotele (praxis/phronesis) alle riletture novecentesche di Heidegger e Marx, valorizza il sapere pratico; secondo l'autore non è il riferimento adeguato per la svolta prasseologica perché tradisce l'orientamento empirico al movimento del corpo.

Habitus

In Bourdieu, la storia incarnata sotto forma di disposizioni durature; sistema di schemi di percezione, valutazione e azione che incorpora la struttura dello spazio sociale e consente l'anticipazione pratica del mondo.

Doppia oggettività

Tesi bourdieusiana per cui il mondo sociale esiste come distribuzione oggettiva di poteri materiali (campi) e come rappresentazione simbolica incarnata (habitus); la pratica è il luogo empirico della loro corrispondenza.

Anticipazione pratica

Concetto bourdieusiano che riassume la prasseologia retrospettiva: il corpo socializzato, costantemente tardivo rispetto allo spazio, recupera lo scarto temporale grazie all'habitus, che gli fa già occupare il punto dove "cadrà la palla".

Accountability

In Garfinkel, la proprietà delle espressioni e condotte ordinarie di essere empiricamente osservabili e reciprocamente rendicontabili; elemento centrale dell'analisi etnometodologica, generato indipendentemente dalle caratteristiche personali.

Indessicalità

Punto di partenza empirico di Garfinkel: il carattere situato e dipendente dal contesto di espressioni e movimenti umani, la cui indeterminatezza diventa una risorsa positiva da gestire attraverso la riflessiva produzione locale di intelligibilità.

Azioni istruite

Concetto dell'ultimo Garfinkel: azioni costruite prospetticamente che, mossa dopo mossa, fabbricano in tempo reale le regole e la loro "validità prasseologica"; richiedono di "invertire le lenti" rispetto alla ricostruzione retrospettiva.

Euristica del gioco (game/play)

Strategia analitica ricavata dal confronto Bourdieu-Garfinkel: la pratica come gioco senza creatore (playability), studiabile con una doppia lente: il game come ordine istituzionale (storia e regole) e il play come ordine costitutivo (improvvisazione situata).

Ordine istituzionale / ordine costitutivo

I due poli dell'analisi duale: l'ordine istituzionale (Bourdieu) sono le regolarità incorporate e date per scontate ricostruite retrospettivamente; l'ordine costitutivo (Garfinkel) è l'ordine negoziato ed emergente prodotto prospetticamente in tempo reale.

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12 domande su questo capitolo. Tocca la carta per girarla.

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Domanda

Quale problema di Turner apre il capitolo 3?

Risposta

Come una conoscenza tacita e invisibile possa essere trasmessa in forma omogenea (sameness) tra i praticanti.

Scorciatoie: spazio = gira · ← / → = naviga

Collegamenti nel volume

  • Il capitolo dà seguito al problema della sameness e della location of sameness posto nel capitolo 1 (Turner), riprendendolo come questione centrale della "prima generazione" prasseologica.
  • Applica direttamente le tre "premesse prasseologiche" durkheimiane ricavate nel capitolo 2: la prima premessa (movimenti e suoni condivisi), la seconda (esteriorizzazione/ordine istituzionale, privilegiata da Bourdieu) e la terza (continua riattivazione performativa/ordine costitutivo, privilegiata da Garfinkel).
  • Riprende e mette in discussione la soluzione wittgensteiniana di Schatzki esposta nel capitolo 1, contrapponendole l'eredità durkheimiana delle forme di vita rituali al posto delle forme di vita linguistiche.
  • Distingue la prasseologia rituale (Bourdieu-Garfinkel) dalla prasseologia routinaria (Ortner-Schatzki): questa separazione diventerà il criterio per definire la "seconda generazione" discussa nei capitoli successivi.
  • Prepara il capitolo 4: per superare i limiti di Bourdieu (subordinazione al dominio) e Garfinkel (chiusura nell'interazione locale) e per spiegare la sameness oltre la situazione locale, occorre innestare nell'euristica del gioco la nozione di Träger anticipata nel capitolo 2.
  • Rinvia al capitolo 5 per le applicazioni dell'approccio prasseologico duale (game/play) alla molteplicità dei fenomeni sociali, sia sul piano teorico sia su quello empirico.

Autori e correnti

Pierre BourdieuHarold GarfinkelTheodore SchatzkiÉmile DurkheimLudwig WittgensteinSherry OrtnerStephen TurnerAnthony GiddensAristoteleMartin HeideggerKarl MarxHannah ArendtLoïc WacquantAnne RawlsBruno KarsentiMelvin Pollner