SOLTeorie della pratica · strumento di studio

Capitolo 5 · pp. 158-170 (incompleto; il capitolo prosegue oltre p. 170 ma le scansioni si interrompono)

Prasseologizzare il sociale

It's there for all to see, so don't talk of hidden mystery with me. — Bad Religion

Abstract

Domaneschi ricostruisce il "mosaico" della seconda generazione di teorici della pratica, mostrando come la pratica sociale diventi una vera categoria analitica attraverso tre definizioni rivali: connessioni ibride, mutual accountability e rituali di ancoraggio.

In sintesi

Il capitolo presenta la "seconda generazione" di autori che, sulla scia delle intuizioni di Ortner, Turner e Schatzki, ha aggiornato il vocabolario concettuale della svolta prasseologica, trasformando la nozione di pratica sociale in una categoria analitica capace di rendere conto sia della riproduzione sia della trasformazione dell'ordine sociale. Accanto al lavoro teorico, si è sviluppata una specializzazione empirica (consumi, media, tecnologie, educazione, management, arte, alimentazione) che ha portato a una "terza generazione" che impiega ormai l'approccio basato sulla pratica come strumento consolidato.

Il punto di partenza simbolico della seconda generazione è il volume collettaneo sulla "svolta pratica" (Schatzki et al., 2001). Da qui Domaneschi ricava tre definizioni fondamentali di pratica sociale, legate a tre saggi-baricentro: quello di Schatzki (2001), quello di Rouse (2001) e quello di Swidler (2001). Tutte e tre cercano una via d'uscita dalla vexata quaestio della teoria culturale, intrappolata nella dicotomia tra agency soggettiva e apparato strutturale, ma si ritrovano a dover spiegare insieme tanto la riproduzione quanto il mutamento dell'ordine condiviso.

La prima prospettiva, di Schatzki, definisce la pratica come "connessioni ibride": la vita sociale consiste in fasci e costellazioni di pratiche, distribuiti su un'ontologia flat in risonanza con l'ANT di Latour. Le singole performance "accadono", mentre le pratiche "esistono" perché formano strutture ordinate e temporaneamente persistenti. La persistenza è garantita soprattutto dalla "struttura teleoaffettiva" (gamma di fini, progetti, compiti normativi combinati con emozioni). L'analisi procede per zooming in e zooming out lungo le connessioni ibride tra elementi umani e materiali, ma fatica a indicare quale teoria del potere spieghi la direzione e il mantenimento di tali connessioni.

La seconda prospettiva, di Rouse, definisce la pratica come mutual accountability, su base etnometodologica. Rouse contesta l'impostazione "regolarista" di Schatzki (centrata sulla regolarità degli elementi costitutivi) e propone una nozione "normativista": una pratica è riconoscibile solo là dove i partecipanti mobilitano valutazioni normative su un modo giusto o sbagliato di portarla avanti. La pratica è l'esito di reciproci aggiustamenti performativi, in cui i partecipanti si rendono reciprocamente accountable rispetto a poste in gioco comuni la cui corretta formulazione è costantemente in discussione. È una visione prospettica (orientata al futuro) e non retrospettiva, che evita di presupporre elementi comuni e teleologie intrinseche, ma rischia di sottostimare la materialità e di non spiegare la riproduzione della medesima pratica in situazioni di non compresenza.

La terza prospettiva, di Swidler, definisce la pratica come "rituali di ancoraggio". Riportando la pratica entro il canone sociologico (senza abbandonare l'etnometodologia), Swidler sposta il problema dalla "localizzazione" della sameness alle procedure differenziate di "condivisione", introducendo la genesi sociale dei differenziali di potere tra pratiche. Le connessioni tra pratiche non sono appiattite su un plenum orizzontale ma sono sempre asimmetriche e gerarchizzate: alcune "pratiche ancoranti" sostengono una "regola costitutiva" entro un campo d'azione, governando le "pratiche ancorate". (Nelle scansioni il testo si interrompe a p. 170, mentre Swidler sta definendo la regola costitutiva come nomos / definizione della situazione / regime di verità.)

Struttura

Introduzione: il mosaico della seconda e terza generazione

  • La seconda generazione aggiorna il vocabolario prasseologico ereditato dalla prima (Foucault, Elias, Sacks, Latour) e da Ortner, Turner, Schatzki.
  • La pratica sociale diventa categoria analitica capace di spiegare riproduzione e trasformazione dell'ordine sociale.
  • Una terza generazione applica ormai l'approccio basato sulla pratica come strumento consolidato in molti campi empirici (consumi, media, tecnologie, educazione, management, arte, alimentazione).
  • Il volume Schatzki et al. (2001) sulla "svolta pratica" è il baricentro simbolico, da cui si ricavano tre definizioni di pratica.

5.1.1 La pratica come "connessioni ibride" (Schatzki)

  • La vita sociale consiste in fasci e costellazioni di pratiche; il cambiamento sociale è l'emergere di differenze significative in tali fasci.
  • Le performance "accadono", le pratiche "esistono" perché formano strutture parziali e temporanee identificabili.
  • La persistenza è spiegata dalla "struttura teleoaffettiva": fini, progetti e compiti normativi gerarchizzati, combinati con emozioni e stati d'animo.
  • Ontologia flat e analisi scalare/connessionista in risonanza con l'ANT; movimenti di zooming in (es. preparare un risotto) e zooming out (apparati istituzionali).
  • Rielaborazioni successive: applicazioni per i decisori politici (Shove), strutture teleo-affettive nel consumo (Welch), "architettura di pratiche" nell'educazione (Kemmis).
  • Limite: fragilità nel mostrare quale teoria del potere spieghi misura e direzione delle connessioni e degli assemblaggi.

5.1.2 La pratica come mutual accountability (Rouse)

  • Critica all'impostazione "regolarista" di Schatzki, accusata di fondarsi sulla regolarità degli elementi costitutivi.
  • Proposta "normativista": una pratica è riconoscibile solo dove i partecipanti valutano normativamente un modo giusto o sbagliato di portarla avanti.
  • La pratica come esito di reciproci aggiustamenti performativi e di accordi parziali e temporanei su cosa sia "una pratica".
  • Mutual accountability (Rouse, 2006/2007): performance reciprocamente accountable rispetto a poste in gioco comuni in continua discussione.
  • Ottica prospettica (orientata al futuro) contrapposta a quella retrospettiva di Schatzki; vantaggi: nessun elemento comune né teleologia intrinseca presupposti.
  • Svantaggi: sottostima la dimensione materiale e fatica a spiegare la riproduzione della medesima pratica e la non compresenza (problema già di Pickering).

5.1.3 La pratica come "rituali di ancoraggio" (Swidler)

  • Apre la strada ad approcci alternativi alla linea wittgensteiniana di Schatzki, più ancorati al canone sociologico, senza rinunciare all'etnometodologia.
  • Si può partire dalla pratica per studiare la cultura: la pratica si rende osservabile nella logica con cui si organizzano gruppi di azioni e categorie.
  • Il problema va spostato dalla "localizzazione" della sameness alle procedure differenziate di "condivisione" e alla genesi sociale dei differenziali di potere.
  • Le connessioni tra pratiche sono asimmetriche e gerarchizzate, non appiattite su un plenum orizzontale.
  • Coppia concettuale di "pratiche ancoranti" e "pratiche ancorate" più la nozione di "regola costitutiva" come strumenti per analizzare il potere.
  • Esempio: le strutture del capitalismo (comprare o costruire una casa) sono più ancoranti della moda dei piani di lavoro in cucina.
  • [Il testo si interrompe a p. 170 mentre la regola costitutiva viene ricondotta a nomos di Bourdieu, definizione della situazione di Goffman, regime di verità di Foucault.]

Punti chiave

  • La seconda generazione trasforma la "pratica sociale" in una categoria analitica capace di spiegare sia riproduzione sia trasformazione dell'ordine sociale.
  • Il volume Schatzki et al. (2001) è il baricentro simbolico da cui si ricavano tre definizioni rivali di pratica.
  • Schatzki: la pratica come "connessioni ibride"; le performance accadono, le pratiche esistono come strutture temporanee tenute insieme dalla struttura teleoaffettiva.
  • Ontologia flat e analisi connessionista (zooming in / zooming out) in risonanza con l'ANT di Latour.
  • Rouse: critica "regolarista" e proposta "normativista"; la pratica come mutual accountability ed esito di reciproci aggiustamenti performativi.
  • Distinzione tra ottica prospettica (Rouse, orientata al futuro) e retrospettiva (Schatzki, ricostruzione degli elementi costitutivi).
  • Ogni proposta riapre i "due lembi" dell'analisi culturale: riproduzione di un ordine condiviso vs creazione di un ordine differente.
  • Swidler: la pratica come "rituali di ancoraggio"; si parte dalla pratica per studiare la cultura.
  • Swidler introduce la gerarchia tra pratiche: "pratiche ancoranti" sostengono una "regola costitutiva" governando le "pratiche ancorate".
  • Le connessioni tra pratiche sono sempre asimmetriche e gerarchizzate, non appiattite su un plenum orizzontale.
  • Il vocabolario prasseologico si sposta dal possesso di una capacità di agire (agency) alla capacità di giocare (playability).

Glossario del capitolo

Connessioni ibride

Definizione schatzkiana della pratica come rete di legami tra elementi umani e materiali distribuiti su un'ontologia flat; la vita sociale come fasci e costellazioni di pratiche.

Struttura teleoaffettiva

Gamma di fini, progetti e compiti dotati di normatività e gerarchicamente ordinati, combinati in vari gradi con emozioni e stati d'animo, che tiene insieme una pratica (Schatzki).

Zooming in / zooming out

Movimento analitico (Nicolini) che stringe sull'emergere di una singola pratica o allarga verso costellazioni di fasci e apparati istituzionali.

Mutual accountability

Espressione di Rouse: schema di interrelazioni tra performance reciprocamente accountable rispetto a poste in gioco comuni, la cui corretta formulazione è in discussione dentro la pratica.

Regolarismo / normativismo

Coppia di Rouse: il regolarismo (Schatzki) definisce la pratica per regolarità di elementi costitutivi; il normativismo la definisce per le valutazioni normative di correttezza mobilitate dai partecipanti.

Ottica prospettica vs retrospettiva

La prospettica (Rouse) coglie la pratica come orientamento reciproco verso un futuro; la retrospettiva (Schatzki) ricostruisce l'unità della pratica dai suoi elementi costitutivi.

Pratiche ancoranti / ancorate

Coppia di Swidler: le pratiche ancoranti sostengono o costituiscono una regola costitutiva entro un campo d'azione, governando le pratiche ancorate.

Regola costitutiva

Norma normata che vige in uno specifico campo d'azione e definisce che cosa siano le pratiche e il loro sfondo (avvicinabile a nomos, definizione della situazione, regime di verità).

Plenum delle pratiche

Termine schatzkiano per la totalità delle pratiche presenti sulla scena sociale; Swidler ne contesta l'appiattimento orizzontale a favore di asimmetrie gerarchiche.

Playability

Capacità di giocare verso cui si sposta il vocabolario prasseologico della seconda generazione, in luogo del possesso di una capacità di agire (agency).

Flashcard

9 domande su questo capitolo. Tocca la carta per girarla.

1 / 9
Domanda

Qual è il volume-baricentro simbolico della seconda generazione?

Risposta

Il volume sulla "svolta pratica" curato da Schatzki et al. (2001).

Scorciatoie: spazio = gira · ← / → = naviga

Collegamenti nel volume

  • ATTENZIONE: capitolo INCOMPLETO nelle scansioni. Il testo disponibile copre le pp. 158-170 e si interrompe a metà del paragrafo 5.1.3 (Swidler), mentre viene definita la "regola costitutiva"; la parte centrale e finale del capitolo (es. paragrafi 5.2-5.3) non è presente nella fonte.
  • Riprende e prosegue la "prima generazione" (Foucault, Elias, Sacks, Latour) e l'analitica dei Träger discussa nel capitolo precedente.
  • L'ontologia flat di Schatzki rinvia all'Actor-Network-Theory di Latour, già trattata nel cap. 4 (materializzare la pratica, intermediari/mediatori).
  • Il problema dei "due lembi" (riproduzione vs trasformazione) traduce le questioni di sameness e persistenza poste da Turner e Ortner, filo conduttore dell'intero volume.
  • Le "pratiche ancoranti" di Swidler e la "regola costitutiva" anticipano la tesi complessiva del libro sulla capacità di alcune pratiche di governarne altre (analisi della capacità pratica).

Autori e correnti

Theodore SchatzkiJoseph RouseAnn SwidlerBruno LatourDavide NicoliniElizabeth ShoveBarry BarnesAndrew PickeringStephen KemmisSherry OrtnerStephen Turner